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Educativa di strada: il bilancio

di Mercoledì, 11 Dicembre 2019
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La progettazione è avvenuta assieme al Servizio dipendenze dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, le scuole del territorio, le cooperative sociali Ephedra (ente capofila), Arcobaleno ed Eliodoro, l’Apsp Casa Mia e il Gruppo Abele di Torino Onlus, con l’avvallo di tutti i Comuni della Comunità.

Si è svolto martedì 10 dicembre nella sede della Comunità di Valle l’incontro di bilancio finale del progetto di prevenzione delle tossicodipendenze «Educativa di strada», attivato dal Servizio attività socio assistenziali dalla Comunità su supporto della Provincia autonoma di Trento.

La progettazione è avvenuta assieme al Servizio dipendenze dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, le scuole del territorio, le cooperative sociali Ephedra (ente capofila), Arcobaleno ed Eliodoro, l’Apsp Casa Mia e il Gruppo Abele di Torino Onlus, con l’avvallo di tutti i Comuni della Comunità.

«Educativa di strada» ha avviato l’attività nel Comune di Arco lunedì 10 giugno ed è terminata martedì 10 dicembre. Si tratta di un’attività rivolta a gruppi spontanei di adolescenti e giovani nei loro luoghi naturali di ritrovo, finalizzata a costruire una relazione significativa tra i componenti del gruppo e gli educatori, basata sull’ascolto, con lo scopo di far emergere idee, rafforzare i fattori protettivi, ridurre quelli di rischio ed aumentare autonomia, capacità riflessive e critiche. All'interno del progetto si sono svolte inoltre iniziative di formazione-informazione gestite dal Gruppo Abele di Torino con la presenza degli educatori di strada.

Alla conferenza stampa hanno preso parte il presidente della Comunità Mauro Malfer, l’assessora alle politiche sociali della Comunità Patrizia Angeli, la responsabile del Servizio attività socio assistenziali Costanza Fedrigotti e i rappresentanti del Gruppo Abele di Torino Kristian Caiazza e Nadia Brandalise. 

I dati: l’educativa di strada ha lavorato per 30 ore settimanali, i giovani incontrati durante all’interno del progetto Strada Facendo sono oltre ai 247, si sono incontrati poco più di cinquanta tra ragazze e ragazzi in età compresa tra i 12 e i 27 anni. Dai ragazzi incontrati sia in strada sia nel lavoro nelle classi e nei gruppi formalizzati emerge molto la fatica di relazione con gli adulti, l’assenza di uno sguardo affettivo nei loro confronti, la scarsità di tempo trascorso insieme, le situazioni di solitudine e di non condivisione, a fronte di questioni importanti vissute, per paura di giudizio o per timore di non essere creduti o che quello che viene raccontato possa essere utilizzato o manipolato. A volte sono stati proprio i ragazzi a dire di non sentirsi oggetto di attenzione dei propri genitori o degli insegnanti.

«Occuparsi dei giovani significa occuparsi della comunità» ha spiegato Kristian Caiazza. «Non dobbiamo considerarli come un blocco sociale a sé ma come cittadini di un territorio e dobbiamo pensare come possono portare il loro contributo alla crescita di un territorio». «L’attività dell’educativa di strada - ha spiegato Nadia Brandalise - si è svolta nell’arco di sei mesi, ad Arco e a Riva del Garda: un primo mese e mezzo di mappatura dei luoghi di ritrovo dei giovani e poi l’attività in strada durata quattro mesi e mezzo, a contatto con i ragazzi».

«Si è trattato di un lavoro egregio - ha sottolineato il presidente Mauro Malfer - credo, purtroppo, che sarà il tema dei prossimi anni. Da una parte, i giovani hanno voglia di interloquire ma dall’altra non riescono a farlo con le famiglie. Come Comunità abbiamo voluto destinare 180 mila euro nei Centri aperti perché crediamo che occorra seguire e governare nel modo giusto il fenomeno. Da parte nostra, massimo supporto all’iniziativa, la richiesta è quella di dare continuità al progetto ma i Comuni e la Comunità sono pronti a fare la loro parte».

«Ci stiamo muovendo in un ambito di prevenzione e non di emergenza - ha affermato l’assessora Patrizia Angeli - l’educativa di strada rappresenta un modo diverso di vedere i ragazzi. Con le dipendenze serve un approccio nuovo, occorre guardare oltre e capire».

«C’è stato un grosso lavoro di confronto - ha osservato Costanza Fedrigotti - l’allargamento del tavolo alle forze dell’ordine rappresenta un elemento molto importante. Speriamo di continuare, si tratta di un progetto innovativo partito dal basso e dal territorio».

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