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"Gelateria Punta Lido", la posizione della CPC

di Lunedì, 15 Maggio 2017
Immagine decorativa

La Commissione per la Pianificazione Territoriale e il Paesaggio della Comunità Alto Garda e Ledro chiarisce la propria posizione in merito al progetto inerente la Gelateria Punta Lido di Riva del Garda. 

A seguito del dibattito pubblico, esteso anche sui social network e alle prese di posizione di numerose personalità politiche locali inerenti la Gelateria Punta Lido di Riva del Garda, tra le quali quella del presidente della Cpc Gianni Morandi, vi era la necessità di un chiarire la posizione ufficiale della stessa della Cpc - Commissione per la Pianificazione Territoriale e il Paesaggio della Comunità Alto Garda e Ledro. Una presa di posizione resa nota questa mattina in conferenza stampa alla presenza del Presidente della Comunità Alto Garda e Ledro Mauro Malfer e dei commissari della Cpc: il Presidente Gianni Morandi, l'architetto e vicepresidente Gianfranco Zolin, l'architetto Gianluca Dossi, l'architetto Sandro Aita, l'ingegner Emiliano Leoni, il dottor Enrico Tonezzer e il segretario Valerio Spagnolli. 

L'edificio in oggetto è posto in stretta relazione con l'Hotel Lido Palace, il Centro Congressi, la Fraglia della Vela e il Parco Urbano di Punta Lido. L'immobile tuttavia non riveste interesse sotto il profilo storico architettonico mentre sotto il profilo funzionale evidenzia una ridotta fruizione a causa della scarsa protezione offerta dalle strutture.
Il Piano Regolatore di Riva del Garda, attraverso il Piano Attuativo della Fascia Lago, individua l'immobile tra le «attrezzature o edifici esistenti di servizio al parco» mentre la tavola n.7 dello strumento urbanistico ne prevede la «demolizione e la successiva ricostruzione con sedime differente». Da queste indicazioni nasce il progetto a firma del prof. Alberto Cecchetto.

Nell'esaminare la proposta la Cpc, dopo aver verificato assieme ai tecnici comunali, la compatibilità urbanistica ha rilevato che circa 1/3 dell'intero volume previsto dal progetto è occupato da strutture tradizionali in muratura e quindi opache; il resto è rappresentato da un volume virtuale composto da terrazze delimitate da un tessuto semitrasparente. In merito al progetto, la Commissione per la Pianificazione e Tutela del Paesaggio si è espressa favorevolmente ponendo alcune prescrizioni: la riduzione dell'altezza del rivestimento in tessuto dell'ultimo piano; la progettazione dei sistemi di ombreggiamento; la presentazione, in fase realizzativa, dei campioni di tessuto, delle soluzioni del verde d'arredo ed i dettagli della scala di accesso; la previsione di un'illuminazione uniforme delle superfici verticali. I rendering apparsi sulla stampa non rappresentano pertanto il progetto definitivo e non tengono in conto delle prescrizioni di cui sopra. Vanno inoltre sfatati molti rumours apparsi sui social network privi di fondamento che descrivono la nuova gelateria in acciaio e la moltiplicazione dei volumi esistenti.

«I membri della Commissione sono stati valutati sulla base di 73 curriculum - ha affermato il Presidente della Comunità Mauro Malfer - pertanto sono state scelte persone competenti e preparate. Non siamo qui per fare polemica, vogliamo essere costruttivi e dare un contributo rispetto alle recenti prese di posizione. L'elemento di riferimento, che esprime la nostra filosofia, è la qualità a trecentosessanta gradi. Inoltre, in qualità di ex presidente della Lido, vorrei ricordare che, per quanto concerne la gelateria Punta Lido, fin dal 1998/1999 con il progetto di riqualificazione della fascia lago, poi diventato piano attuativo della fascia lago nel 2007, è da sempre prevista la sua demolizione e ricostruzione. Questo è un dato di fatto oggettivo. Un inserto contemporaneo, in termini di paesaggio, può produrre un plusvalore. Gli spazi, ed il riferimento è a tutta la fascia lago, devono ritrovare un senso.

«Non vorrei che la commissione venisse strumentalizzata a fini politici - ha ribadito il presidente della Cpc Gianni Morandi -. Occorre dare giudizi consapevoli, evitando gli schieramenti. La scelta della demolizione nasce da lontano, ma non usiamo questo dato di fatto come alibi. Chi oggi fa polemica dovrebbe capire, tuttavia, che tale scelta è stata condivisa da anni e da più soggetti. Posto che la demolizione va fatta perché non si tratta di un edificio di pregio, essendo stato trasformato e rimaneggiato negli anni, il nuovo progetto è coerente con le nuove sensibilità contemporanee e con gli obiettivi e i criteri che ci siamo posti».

Progetto valido e di qualità, come spiegano gli esperti della commissione: «L'architettura proposta è centrata per dove è stata pensata e collocata - ha ricordato l'ingegner Emiliano Leoni -. Il progetto interpreta il senso immateriale della costruzione e delle trasparenze e si colloca in un contesto di alta trasformazione. Sarà un edificio attrattivo, come deve essere l'architettura in un contesto di turismo». «Il Kunsthaus Bregenz di Peter Zumthor rimane un punto di riferimento per quanto riguarda gli interventi a ridosso del lago - ha dichiarato l'architetto Gianluca Dossi -. Come commissione abbiamo fatto una valutazione puntuale del progetto e come si inseriva nel contesto, proponendo dei miglioramenti possibili che sono stati recepiti, soprattutto in termini di altezza». «E' un progetto che va accompagnato da un percorso - ha aggiunto l'architetto Sandro Aita -. Non vediamo tuttavia l'istruttoria pubblica in maniera negativa, può essere un'opportunità e un'occasione di crescita. Crediamo che il nuovo progetto possa dare emozioni».

Ulteriori considerazioni
Ogni spazio aperto è sempre pubblico in particolare quello lungo un percorso frequentato ogni anno da milioni di persone, nel caso specifico questa piccola architettura, ora oggettivamente priva di qualità architettonica, sembra invece concorrere a custodire l'immagine della fascia lago per la sua posizione rilevante e per la memoria vissuta che in se racchiude per molti cittadini.
Per questo motivo la CPC si è interrogata con ampia discussione sul ruolo del nuovo edificio, sospeso tra la custodia della memoria, la sfida posta dalla riqualificazione della sponda del lago e una fruizione internazionale degli spazi interni ed esterni ad essa.
In molti credono, ed i commissari della CPC sono tra questi, che l’architettura oltre a soddisfare le necessità e le funzioni primarie debba offrire esperienze di felicità ed emozione. Una gelateria è la metafora architettonica della felicità e la trasparenza che caratterizza il progetto ne accentua il suo carattere ludico. Nel Documento preliminare al piano territoriale della Comunità è stato dato ampio risalto alla necessità di ricercare qualità architettonica negli interventi della fascia lago. Questi ricerca deve essere caratterizzata da un dialogo con il paesaggio attraverso l’impiego di materiali e composizioni leggere, trasparenti, permeabili al passaggio delle persone e alla luce dove anche i riflessi proiettati sull’acqua svolgono un loro ruolo.

E’ ben noto che modificare un luogo urbano, specie se consolidato da decenni nella sua pubblica fruizione e per di più in un ambito paesaggisticamente sensibile, non può che generare anche dissensi, contrasti e conflitti tra le diverse componenti sociali. Sono quindi scontate ed anzi meritevoli le critiche alle proposte che si sono manifestate nelle scorse settimane sul tema della “gelateria di Punta Lido”: la sfida è nel capire se ciò possa essere preludio a migliori e più avanzate scelte e decisioni condivise.
Dobbiamo perciò riconoscere a questo progetto il raggiungimento del primo obiettivo a cui ogni architettura dovrebbe mirare: suscitare emozioni. Positive o negative che siano, sono uno stimolo per ripensare la qualità degli spazi, tutti, non solo quelli della fascia lago.

Riteniamo con ciò che sia di comune interesse dibattere apertamente su questi temi, con spirito costruttivo e libero da condizionamenti di parte e preconcetti, con lo scopo di perseguire – collettivamente – il risultato migliore per la comunità locale e per i molti ospiti che ne godono le peculiarità straordinarie, ambientali e culturali.
Dobbiamo riconoscere a questo progetto il raggiungimento del primo obiettivo a cui ogni architettura dovrebbe mirare: suscitare emozioni. Positive o negative che siano, sono uno stimolo per ripensare la qualità degli spazi, tutti, non solo quelli della fascia lago

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