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Disabili e integrazione lavorativa, il progetto

di Mercoledì, 06 Dicembre 2017
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Dal bar della Comunità Alto Garda e Ledro un esempio da seguire per l'integrazione lavorativa dei disabili. E ora si attende l'avvio di un percorso allargato che coinvolge 8 alberghi della zona, la Comunità e gli attori che operano dell'ambito del sociale.

Da Lara, Franca e Monica Bellotti - le sorelle che gestiscono il bar interno alla sede della Comunità Alto Garda e Ledro - una testimonianza importante per ciò che riguarda l'integrazione lavorativa dei disabili. Dopo l'esperienza molto positiva maturata con la sorella Veruska, le gestrici del punto ristoro hanno aperto le porte della loro attività a tirocini di altri ragazzi e ragazze, con risultati molto importanti e significativi. Un esempio che vuole essere da stimolo per l'avvio di un percorso ampio di inserimento di persone disabili nel mondo del lavoro, che interessi tutto il comparto turistico dell'Alto Garda e Ledro, grazie agli attori che operano nel mondo del sociale, a cominciare dal servizio socio assistenziale della Comunità , a realtà come Eliodoro e Anffas, fino alla partnership con i privati - 8 gli alberghi della zona pronti a collaborare con degli stage già dalla prossima stagione.

Questo il tema centrale della conferenza stampa di questa mattina svoltasi presso il bar della Comunità Alto Garda e Ledro alla presenza dell'assessora con delega al servizio socio assistenziale e alle politiche del lavoro Patrizia Angeli, di Costanza Fedrigotti, responsabile del servizio socio assistenziale della Comunità, Bernardino Sessa, consulente alberghiero, Ivo Tamburini, (SAT - Oltre le Vette), Cristian Aiardi, presidente della Cooperativa «Eliodoro» e Chiara Volano e Rosalba Zambotti, referenti del Centro Formazione Professionale Alberghiero di Varone. Senza dimenticare Lara, Franca, Monica e Veruska, che hanno fornito la loro preziosa testimonianza.

«Abbiamo cominciato questo percorso con nostra sorella Veruska e abbiamo notato in lei dei miglioramenti incredibili da quando ha cominciato a lavorare qui al bar - hanno spiegato Lara e Franca Bellotti -. Ora sono due anni e mezzo che collaboriamo con Eliodoro, Anffas e la scuola alberghiera, nell'accogliere qui da noi ragazzi e ragazze disabili. Gli albergatori devono capire che questi ragazzi sono in grado di lavorare, e noi lo abbiamo dimostrato. Alcuni di loro, dopo il tirocinio, sono stati assunti». «All'inizio anche io ero scettico - ha osservato Bernardino Sessa, che ha contattato gli alberghi interessati al progetto e fa da intermediario - ma poi mi sono immediatamente ricreduto vedendo all'opera Maruska e gli altri ragazzi. I benefici possono esserci anche per gli albergatori, occorre solo superare lo scetticismo iniziale».

«Ringrazio chi ha accolto e formato i ragazzi - ha sottolineato l'assessora Angeli -. La nostra difficoltà è quella di far conoscere agli imprenditori e agli albergatori che esistono queste possibilità e questi tirocini, che poi possono portare a delle assunzioni. Credo che sia importante questo momento per sensibilizzare il mondo dell'imprenditoria».

«È un progetto forte, unico nel suo genere, ma sul sociale occorre fare di più - ha spiegato Ivo Tamburini -. Come SAT e gruppo Oltre le Vette stiamo inoltre elaborando un progetto interessante per portare i ragazzi disabili sui rifugi». Eliodoro è la cooperativa che si occupa della formazione al lavoro per disabili e adulti a rischio emarginazione, percorsi socio-educativi di cura e socializzazione per adulti disabili, supporto a bambini e adolescenti disabili e con difficoltà di apprendimento. «Abbiamo seguito i ragazzi che hanno lavorato al bar della Comunità e i risultati sono stati sopra le nostre aspettative, anche se facciamo quest'attività da circa vent'anni - ha confermato Aiardi, direttore della cooperativa -. Ora bisogna dare visibilità a questi tirocini, il mondo del sociale e dell'imprenditoria devono incrociarsi».

Anche le referenti del CFP alberghiero confermano la bontà dell'iniziativa: «I Ragazzi acquisiscono delle responsabilità sul lavoro che li fanno maturare, a scuola non sempre riescono a crescere nello stesso modo. Dalle nostre esperienza abbiamo sempre ricevuto dei feedback molto positivi», hanno spiegato Chiara Volano e Rosalba Zambotti.

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